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Storia - Dagli anni novanta a oggi

Indice articoli

Dagli anni novanta a oggi

 

La sconfitta alle elezioni politiche del 1994 provocò le dimissioni di Ortu. Nell'aprile venne eletto segretario l'ex-parlamentare Giancarlo Acciaro, ma pochi giorni dopo venne arrestato per corruzione (vicenda dal quale verrà pienamente assolto solo dieci anni più tardi). La segreteria venne affidata a Cecilia Contu, figlia di Anselmo e ex-presidente della Provincia di Cagliari. La Contu guidò il partito all'appuntamento delle elezioni regionali del 1994. Con la candidatura a presidente dell'insegnante di Santa Teresa di Gallura, Pasqualina Crobu, il Psd’Azz riusci a eleggere 4 suoi rappresentanti. Le prime giunte di Federico Palomba inclusero i sardisti. Di rilievo fu l'approvazione di provvedimenti importanti quali la legge sulla tutela della lingua sarda (n. 27 del 1998), la legge di riforma delle province e la legge sulla bandiera sarda, vista come elemento di unione nazionale del popolo sardo. In questi anni sembrò saldarsi l'alleanza con i progressisti. Divennero assessori il sassarese Giacomo Sanna e il cagliaritano Efisio Serrenti. Per le elezioni politiche del 1996, il nuovo segretario Lorenzo Palermo siglò un accordo con L'Ulivo che permise l'elezione al Senato di Franco Meloni. Ma l'anno successivo, i contrasti col presidente Federico Palomba portarono all'abbandono da parte dei sardisti della compagine di governo regionale. Il Psd’Az si trovò a un bivio: o la ricucitura col centrosinistra o una nuova alleanza col centrodestra (sul quale pendevano perplessità per la presenza di AN). Alle elezioni regionali del 1999 i sardisti scelsero di correre da soli col loro leader Franco Meloni candidato alla presidenza: a un eloquente 8,3% di voti nel listino si accompagnò il dimezzamento delle preferenze nei listini provinciali e il Psd’Az perse un consigliere. Sull'opportunità o meno di fornire un appoggio al centrodestra che, nonostante avesse raccolto la maggioranza relativa delle preferenze, necessitava di un supporto di consiglieri per formare una giunta di maggioranza, il partito si spaccò. Due consiglieri, Giacomo Sanna e il nuorese Pasqualino Manca rifiutarono, mentre Efisio Serrenti accettò e venne eletto presidente del Consiglio Regionale. La minoranza serrentiana (che comprendeva Cecilia Contu e Mario Carboni) abbandonò poco dopo il partito formando i Sardistas e confluendo in un nuovo soggetto politico, Fortza Paris. L'anno successivo il Psd’Az, reduce da qualche mese dalla sconfitta della candidatura a sindaco di Sassari del sardista Leonardo Marras, che perdette col candidato del centrodestra Gianvittorio Campus a causa della spaccatura del centrosinistra locale, elesse Giacomo Sanna alla segreteria.

I contrasti col centrosinistra portarono il Psd’Azz a elaborare un'alleanza che potesse coinvolgere tutti i soggetti indipendentisti sardi. Alle politiche del 2001 e alle regionali del 2004 il Psd’Azz si presentò in un cartello elettorale con Sardigna Natzione. I risultati furono abbastanza modesti. Soprattutto nel 2004, ci fu un riavvicinamento col centrosinistra, ma la candidatura di Renato Soru, già presidente di Tiscali, a governatore determinò la corsa solitaria del polo indipendentista sotto l'insegna "Sardigna Libera". Nonostante capeggiasse il listino, Giacomo Sanna mancò l'elezione: i due soli consiglieri del Psd’Azz furono Beniamino Scarpa e Giuseppe Atzeri.

Questo ulteriore restringimento dei consensi provocò diversi malumori all'interno del partito, soprattutto da parte della fazione che guardava a Soru come un esponente ben disposto verso gli ideali sardisti e quindi propendeva per un inserimento del Psd’Az nell'area di governo della Regione. Ma nei congressi del 2004 e del 2006, quest’ultimo convocato a seguito della candidatura dello stesso Sanna in un collegio lombardo sotto le insegne della Lega Nord, la maggioranza intorno a Giacomo Sanna resse.

Durante la segreteria di Efisio Trincas iniziarono i contatti col centrodestra. Inoltre si registrò l'ingresso nel Psd’Azz del movimento "Sardegna&Libertà" di Paolo Maninchedda, intellettuale di matrice cattolica e autonomista, fuoriuscito dal movimento di Progetto Sardegna fondato da Soru.

Alle elezioni regionali sarde del 2009, in seguito alle dimissioni anticipate di Soru, il Psd’Az strinse un'alleanza con lo schieramento di centrodestra, guidato da Ugo Cappellacci; la decisione causò l'abbandono della corrente di minoranza di sinistra, schieratasi nella coalizione di centrosinistra guidata da Soru con il nome Rossomori.

 

La scelta si rivelò vincente, riportando il partito fra le forze di governo della Regione dopo circa una quindicina d'anni, conseguendo un risultato del 4,3% e l'elezione di 5 Consiglieri Regionali.

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