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Storia - Gli anni del Piano di Rinascita e l'opera di Antonio Simon Mossa

Indice articoli

Gli anni del Piano di Rinascita e l'opera di Antonio Simon Mossa

 

La fine degli anni cinquanta si caratterizzarono per una decisa svolta della politica sarda intorno al Piano di Rinascita. Il primo grande esperimento di programmazione a scala regionale dell'Italia repubblicana (in attuazione dell'art. 13 della legge costituzionale 26/2/1948, n. 3) fu percorso da momenti di primaria importanza della storia politica e culturale sarda. Nel 1956 i giovani turchi della DC sassarese vinsero il congresso provinciale, proiettando in chiave regionale una classe dirigente di stampo culturale e politico profondamente differente rispetto al vecchio ceto democristiano. Furono gli anni di maggior impegno della rivista Ichnusa di Antonio Pigliaru e di un quadro politico che virava verso la formula del centro-sinistra. Il primo assessorato alla Rinascita fu ufficializzato nel 1958 nella giunta DC di Efisio Corrias.

Questa prima fase della Rinascita vide un Psd’Az con buoni segni di rinnovamento, testimoniato dalla presenza sulla scena politica di giovani capaci (Nino Ruiu, Sebastiano Brusco,Salvatore Sechi e Carlo Sanna) che affiancarono politici di valore e esperti come Pietro Melis e Anselmo Contu. Proprio questi due entreranno nella prima giunta della Rinascita di Corrias, rispettivamente all'Industria e al Turismo. A questo clima di cauto ottimismo seguì una ripresa elettorale che riportò un sardista al Parlamento italiano: a suggello di un'alleanza col PRI, Giovanni Battista Melis fu rieletto nel 1963 alla Camera dei deputati.

Gli anni sessanta furono quelli della nascita dell'industrializzazione in Sardegna che, pur portando benessere a livelli mai conosciuti, si trascinò, oltre a trasformazioni importanti in tutti i livelli della società, numerose problematiche. Un eccessivo inurbamento verso i centri maggiori, modificando spesso in modo brutale il consueto volto delle città sarde, provocò un decremento di numerosi centri soprattutto dell'interno, già decimati da una forte emigrazione fuori dall'isola iniziata negli anni cinquanta. Agli squilibri di popolazione si sommarono squilibri sociali. La trasformazione dei costumi in un così piccolo lasso di tempo fu da stimolo per diversi intellettuali sulle conseguenze che la modernità causava alle caratteristiche peculiari del popolo sardo. Tra costoro ci furono due esponenti sardisti che grande parte avranno sugli indirizzi politici e culturali del Psd’Az degli anni a venire: Michele Columbu e Antonio Simon Mossa.

Il primo, sindaco sardista di Ollolai, si rese nel 1965 protagonista di una clamorosa protesta. Spinto dalle difficoltà in cui versava il suo paese, marciò a piedi verso Cagliari. Non avendo ottenuto risposta, marciò verso Sassari, dove venne accolto da una folla enorme. Era chiara l'intenzione di mostrare come il Piano di Rinascita, che prometteva un miglioramento della situazione del mondo agricolo, ancora maggioritario nelle zone interne della Sardegna, escludeva questo settore dal piano di investimenti, tutto a favore dell'industria chimica, che aveva fatto della Sardegna un sito su cui riversare notevoli investimenti. Incoraggiato dal gesto di Columbu, l'architetto algherese Antonio Simon Mossa, rientrato all'inizio degli anni sessanta nel Psd’Az (dal quale era uscito a causa dell'appoggio dei sardisti alle prime giunte regionali di marca DC), iniziò la sua battaglia culturale all'interno del partito. Ispirato dai principi del primo sardismo, Simon Mossa cercò di ridisegnare il dibattito intorno alle categorie del sardismo portando all'attenzione del partito tematiche quali quelle dell'autonomia etnica, del neocolonialismo e del pericolo di estinzione della lingua sarda che in quegli anni iniziava a impegnare diversi intellettuali. Il primo obiettivo di Simon Mossa e dei suoi più stretti collaboratori (Ferruccio Oggiano, Antonio Cambule, Nino Piretta e Giampiero Marras) fu la conquista della federazione sassarese, che avvenne a Ozieri nel 1965, sconfiggendo la componente del consigliere regionale Nino Ruiu. Dalle pagine del quotidiano La Nuova Sardegna (spesso adoperando lo pseudonimo di Fidel) Simon Mossa oltre a smontare il paradigma della Rinascita, innovava profondamente il linguaggio politico e teorico del sardismo. Il suo aperto indipendentismo però spaventava alcuni settori del Psd’Az sensibili alla alleanza col PRI di Ugo La Malfa, partito ben disposto al federalismo ma non di certo all'autonomia sovrana della Sardegna. La strategia di Simon Mossa che aveva fatto breccia in personalità come Michele Columbu, Giovanni Battista Melis e Piero Soggiu, ma tenacemente ostacolato da esponenti di primo piano come Armando Corona, Peppino Puligheddu e Nino Ruiu, ebbe successo; il XVI congresso del febbraio 1968 deliberò il nuovo Statuto del partito che all'art. 1 recitava: "Il Partito Sardo d'Azione è la libera associazione di tutti coloro i quali vogliono unirsi allo scopo di costituire una forza politica che abbia come meta l'Autonomia Statuale della Sardegna, ben precisata costituzionalmente, nell'ambito dello Stato Italiano concepito come Repubblica Federale".

La fazione contraria alla componente maggioritaria rappresentata da Melis, Simon Mossa e Columbu, abbandonò progressivamente il partito, aderendo al Partito Repubblicano Italiano che, prima del loro ingresso, aveva scarsi consensi nell'isola. Il Psd’Azz privo di una fetta consistente della sua classe dirigente, vide calare le proprie percentuali elettorali.

Antonio Simon Mossa morì prematuramente nel luglio del 1971.

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