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Il paradosso della Lingua sarda

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Esiste una Legge dello Stato Italiano - la n. 482 del 15 dicembre1999, sulla “tutela delle minoranze linguistiche storiche” - da tempo operativa nel Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia - che se venisse adottata in Sardegna garantirebbe anche ai sardi grandi benefici.

Innanzitutto per la tutela dei beni materiali e immateriali che concorrono a definire una minoranza linguistica: il paesaggio, i monumenti, la storia e, prima di ogni altro fattore, la lingua. Beni dotati di incommensurabile e intrinseco valore. Ma anche per i vantaggi collaterali, i diritti e le opportunità che la Legge prevede.

Ne cito solo uno per la sua stretta attualità. I nostri docenti precari, divenendo depositari di uno specifico sapere locale, linguistico, storico e culturale, acquisirebbero il diritto di insegnare sul proprio territorio e non sarebbero costretti a trasferirsi altrove.

Ma per uno dei paradossi che da sempre accompagnano le vicissitudini della Sardegna, questa Legge non è mai stata fatta propria dalla Regione. Certamente perché è mancata la volontà politica. Ma anche perché gli stessi soggetti che più si sono adoperati per l’adozione della Legge non hanno fino ad oggi convenuto la soluzione da adottare: “Limba Sarda Comuna”, “Limba de Mesania”, “Doppia norma” o altro genere di standard.

Credo che nel rispetto dei diversi convincimenti e senza disperdere il prezioso patrimonio di studi effettuati sia giunto il momento di mettersi d’accordo e di convenire una soluzione, fosse anche imperfetta o transitoria.

In attesa di stabilire quale debba essere la lingua ufficiale o nazionale della Sardegna, come prevede l’articolo n. 3 della Legge 482, il riconoscimento di minoranza linguistica storica può essere richiesto in qualsiasi momento da qualsiasi Comune, o gruppo di Comuni.

La deliberazione verrà adottata dalla Provincia di competenza. Basta che la richiesta venga sottoscritta nei medesimi Comuni da almeno il quindici per cento dei cittadini iscritti nelle liste elettorali o da un terzo dei consiglieri.

In quel Comune o gruppo di Comuni potrà essere adottato e insegnato il sardo nella sua variante locale.

E’ dunque il caso di dire che l’applicazione di questa Legge dipende solo dalla nostra volontà. Ci auguriamo che questa volontà si manifesti e divenga quanto prima deliberativa.

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