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Negare e condannare il nazionalismo di un popolo vuol dire esser contrari e volerne impedirne il processo indipendentista

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In un comune dizionario si definisce "nazionalismo quell'insieme di idee, dottrine e movimenti che sostengono l'importanza del concetto di identità nazionale e di Nazione, intesa come collettività ritenuta depositaria di valori tipici e consolidati del patrimonio culturale e spirituale di un popolo/etnìa, essendo tale patrimonio la risultante di uno specifico percorso storico". 

Ma il termine nazionalismo non è gradito a tutti quelli che ideologicamente professano l'internazionalismo dei popoli: un gran minestrone di persone senza storia e origini, amalgamati e magari, come professa Scalfari, meticci. 

Spesso il nazionalismo viene dissociato dal processo verso l'indipendenza dei popoli e demonizzato da chi si nutre di ideologie ad esso contrarie, perché associato al nazismo o al fascismo, e ciò che ne viene fuori é volutamente un gran pasticcio, e manca poco che chi si professa nazionalista venga crocifisso.

Il nazionalismo, poi, diventa una trave in un occhio quando si parla di identità di popolo, di specificità e di concetto di nazione, di storia, di patrimoni culturali specifici, di valori scritti o semplicemente tramandati.

Eppure, il percorso verso l'indipendenza non può prescindere dal ricupero di questo patrimonio di valori popolari, storici, culturali, monumentali, ambientali e culinari, poiché non avrebbe senso ottenere qualcosa di tanto desiderato, l'indipendenza, senza avere la coscienza di essere nazione, e l'alternativa sarebbe un'indipendenza esclusivamente fiscale per costruire una entità statale senza passato e senza valori, se non quello del denaro.

Questo è un rospo che non va giù a troppi che hanno optato di essere solo italiani e che in malafede, per ignoranza e negazione dei valori del popolo sardo, distorcono il concetto di nazionalismo, e lo portano all'eccesso, facendolo diventare perfino veicolo di dittatura.

Da costoro, parlando di nazionalismo sardo, nel concetto stretto che ho riportato da un vocabolario, sono stato perfino accusato di fascismo.

È vero, il mondo ha conosciuto nefaste dittature nazionaliste come quelle nazista e fascista, ma anche quella di Stalin, nazionalismo comunista, dominio sul mondo, e non dimentichiamo quella iugoslava di Tito, tollerata dall'URSS perché nazionalismo comunista.

Tuttora permangono dittature nazionaliste rosse, quella di Cuba, quella della Corea del Nord e quella prossima di Maduro, ma la sinistra italiana tace perché ancora affezionata ideologicamente a rivoluzionari alla Che Guevara.

Anche il concetto di indipendenza oggi merita profonde riflessioni su cosa oggi significhi.

I valori che sono esaltati dal nazionalismo, storia, cultura, monumenti, tradizioni popolari, cucina e cultura sono la nostra grande ricchezza, sono le risorse che ci consentiranno di fare un turismo diverso e di estendere l'interesse del mondo per la Sardegna in dodici mesi.

Alcune persone pensano che per fare quel tipo di turismo possano bastare le bellezze naturali, le passeggiate ecologiche, le piste per bicicletta, sbagliano e negano perché negano il patrimonio più grande, la nostra identità.

Il turismo in Italia per oltre il 60% si basa sulle bellezze architettoniche, sull'arte, sul patrimonio popolare. Il problema del ricupero della nostra identità è parte della battaglia politica sardista fortemente avversa ai partiti italiani di destra e sinistra.

Esempio sia che nostre scuole non viene più insegnata la storia sarda, per non parlare dell'insegnamento obbligatorio della lingua sarda.

Storia vuol dire popolo, vuol dire conoscere le nostre radici, vuol dire pretendere la restituzione dei beni storici culturali detenuti dallo Stato, vuol dire essere coscienti di essere popolo. Vuol dire lacerare il velo dei secoli e restituire a tutti i sardi la conoscenza della nostra millenaria storia.

Nazionalismo significa pretendere che le nostre radici siano conosciute dalle generazioni attuali e da quelle future, nazionalismo non vuol dire prevaricare e nutrire sentimenti egemonici, quel tipo di nazionalismo lo lasciamo ai fascisti e ai comunisti nostrani, vuol dire amare la propria terra e far conoscere le nostre radici al mondo.

Perciò, negare e condannare il nazionalismo di un popolo vuol dire essere contrari ed impedirne il processo indipendentista ed insomma disconoscere gli elementi depositari dei valori tipici e consolidati del patrimonio culturale del popolo sardo.

 

Antonio Delitala - Ex Segretario Nazionale PSd’Az e Consigliere Nazionale

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