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L'indipendenza sostenibile è conseguenza di un'economia diffusa e soprattutto ben radicata nella coscienza delle persone

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Su “Indipendenza” ed “Economia” sono state scritte tante cose ma raramente sono stati messi in stretta ed indiscindibile relazione. L'indipendenza, in realtà, è stata sempre considerata un argomento elettorale di una parte politica e mai considerata come parte necessaria in una società socialmente ed economicamente avanzata. L'economia sarda, di conseguenza, è stata sempre vista da chi non crede nel diritto di indipendenza, ed infatti basta esaminare ciò che è successo dalla formulazione dello Statuto di Autonomia ad oggi, che appare sempre dipendente da iniziative economiche estranee alle capacità imprenditoriali locali. Oggi, infatti, grazie a questa insulsa e dipendente scelta possiamo solo contare cimiteri industriali, impianti chimici falliti, strutture industriali manifatturiere aperte e chiuse, capitali pubblici sperperati, regalati ad abili prestigiatori industriali. 

La conseguenza tragica è che non vi sono imprenditori indipendenti in numero sufficiente a sostenere un'economia, non vi è stato il ricambio ne la crescita di una classe imprenditoriale ma esiste piuttosto, solo un certo numero di imprenditori che lavorano nell'indotto creato da queste forme coloniali industriali o che si dedicano esclusivamente nell’ambito delle opere pubbliche. Insomma, ci lecchiamo le ferite perché abbiamo intere zone ex industriali altamente inquinate, collassate ambientalmente e inutilizzabili: un inquinamento le cui dimensioni sono taciute e nascoste all'opinione pubblica e sono la condanna di scelte politiche criminali. Con la nascita di mostri industriali è anche attecchita la mentalità a pensare da colonizzati, oggi ancora fortemente radicata come unica alternativa.

Del resto, quando la scelta economica dipendente porta ad annullare la propria creatività, genera sterilità di idee, porta ancora ad auspicare come indispensabili nuove forme di insediamenti industriali (gli insediamenti fotovoltaici ed eolici sono un inno al colonialismo) nuove proposizioni di industrie chimiche, presentate come nuove ma che sono solo funzionali a rinnovare sfaceli ambientali, problemi sanitari e falsamente propagandate come risolutive per l'economia.

In definitiva, l'interesse personale acceca le persone e convince che l'abitudine alla schiavitù economica e al colonialismo benefattore siano indispensabili. Queste scelte economiche sono la negazione di ogni sentimento indipendentista, anzi lo combattono perché creano le condizioni per consolidare la dipendenza e radicare il conseguente assistenzialismo, e la spinta ideologica a vedere nella globalizzazione il futuro di ogni popolo, perdendo la propria identità per un internazionalismo privo di identità, è nemica della nostra indipendenza, di ogni nostra economia, di ogni piccola o grande iniziativa economica.

Il successo economico di una grande nazione che ha una crescita economica a due cifre è originata da concetti economici oggi alla realtà dei fatti vincenti e si radica sul concetto che in ogni realtà vi sono ricchezze che devono essere individuate studiate e messe a frutto. Lo stato deve pianificare e programmare in indirizzi realizzabili l'utilizzo di queste ricchezze mettendo tutti i cittadini in grado di poter avere mezzi economici, supporti finanziari, burocratici e legislativi, infrastrutturali moderni per produrre ricchezza. Il risultato immediato è la distribuzione della ricchezza da produrre, contrastare la voracità di multinazionali e grandi capitali accentratori di ricchezza, creare un benessere diffuso e affrancare la gente da ogni colonialismo economico.

In conclusione, la Sardegna ha ricchezze enormi che devono essere sfruttate ad unico vantaggio dei sardi distribuendole e facendo partecipare tutti. Nessuno deve restare escluso da questo processo che coinvolge ognuno nella sua diversità e capacità. Il concetto stesso di indipendenza contiene questi principi, e solo una partecipazione attiva ad un processo economico collettivo può garantire la sostenibilità di un rapido processo indipendentista, perché l'indipendenza sostenibile è conseguenza di un'economia diffusa e soprattutto ben radicata nella coscienza delle persone.

Antonio Delitala – Ex Segretario Nazionale PSd’Az e Consigliere Nazionale 

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