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Chimica Verde: con ricontrattazione Protocollo d’Intesa 2011 si gioca il futuro industriale, occupazionale e sociale del Nord Ovest sardo

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Con la ricontrattazione del Protocollo d’Intesa del 2011 sulla Chimica Verde, si gioca il futuro industriale, occupazionale e sociale dell’intero territorio del Nord Ovest della Sardegna.

Considerata l’importanza dell’argomento ed il fatto che gli interventi si realizzeranno pressoché totalmente nell'area industriale Turritana, l’assenza di un dibattito nel Consiglio Comunale di Porto Torres sui temi, progetti e iniziative che qualificheranno il nuovo accordo, denota con quanta superficialità e improvvisazione si affronta una programmazione territoriale di stretto interesse per la nostra città.

Sulla delicata questione, il ruolo di “mera comparsa” portato avanti dal sindaco Wheeler, sta mortificando l’intera comunità, lasciando che siano Regione, Eni, Ministeri e Sindacati a decidere sulle nostre teste e a casa nostra. Della serie: “da paddroni semmu passaddi a ziracchi”!!!

Le stesse esternazioni dell’Assessora Regionale Maria Grazia Piras, sulla proposta di utilizzare parte delle risorse di quell’intesa, nel il progetto di metanizzazione dell’Isola, destano più di una perplessità.

La Sardegna è l’unica regione Italiana a non avere il metano, pertanto rientra tra i compiti del Governo Nazionale quello creare le reti di distribuzione e le forme di approvvigionamento del prezioso gas o, in alternativa, legiferare la defiscalizzazione dei costi energetici per chi vive e opera nell’Isola. Di certo non si possono togliere risorse di un accordo di programma specifico per un territorio, per destinarle ad opere di competenza Statale.

Se, come più volte dichiarato dai vertici dell’ENI, la centrale a biomasse non verrà più realizzata, i 230 milioni di Euro ad essa destinati devono essere investiti in impianti e opere da realizzarsi nell’area della Marinella.

Vista la crisi idrica che attanaglia la Sardegna e che sta mettendo in seria crisi popolazioni e comparto agricolo Sardo, perché non pensare di destinare quelle risorse in interventi di grande impatto sociale, come la ricerca su fonti idriche alternative ed, eventualmente, nella realizzazione di un moderno “dissalatore”.

Le tecniche utilizzate in impianti di dissalazione si sono evolute notevolmente e sono sostanzialmente due: utilizzo di scambi termici per la produzione di calore (processo di distillazione “multiflash”) e quello a osmosi inversa, che richiede un importante quota di elettricità.

Nel nostro territorio non mancano certo le materie prime: acqua calda, vapore e impianti di produzione di energia, sia da fonti fossili che rinnovabili; oltre a professionalità, competenze e know-how per la costruzione di impianti di quel tipo.

Nella centrale di Fiume Santo vi è una grande produzione di acque da raffreddamento, che dopo aver opportunamente e costosamente abbattuto il loro alto valore termico, finiscono il ciclo produttivo disperdendosi in mare. L’ENI sta per costruire un nuovo impianto di produzione di energia fotovoltaica da 31MWp, di cui il 70% sarà per destinato ai clienti industriali del sito ed ha più volte dichiarato che punta a creare un polo d’eccellenza per le energie rinnovabili nelle aree compromesse del sito di Porto Torres.

Perché non pensare, quindi, di inserire nell’aggiornamento del Protocollo d’Intesa del 2011, l’utilizzo delle somme a suo tempo previste e non più spendibili per motivazioni plausibili, nel supportare progetti di ricerca su fonti idriche alternative e per la costruzione di un moderno ed efficace impianto di dissalazione che, oltre a combattere il fenomeno della desertificazione crescente, proietti il nostro territorio verso un futuro moderno, sostenibile e con diverse centinaia di disoccupati in meno?

 

Gavino Gaspa, Consigliere Nazionale PSd’Az ed ex Assessore comunale di Porto Torres

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