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Nuova legge regionale sul Turismo: conversione sulla "via di Damasco"… o ennesimo grande imbroglio?

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Il Consiglio Regionale ha approvato una nuova legge, la n.16 del 28/7/17, recante "Norme in materia di turismo", facendoci supporre che pure l'attuale maggioranza di governo - purtroppo con notevole ed ingiustificato ritardo - si sia infine resa conto che il settore turistico possa rappresentare la futura grande forza trainante di tutti gli altri settori dell’economia sarda.

Lapalissiano capirlo, del resto è così in tutto il mondo, e più sale la capacità di spesa in nazioni che si avvicinano ad un discreto benessere, più aumenta la richiesta turistica. 

In questa legge sembra finalmente recepito che il turismo non può basarsi sul periodo di 40 giorni estivi col solo sole ed il mare. Per capirlo bastava dare uno sguardo ai dati ISTAT italiani e leggere che su 44 milioni di turisti entrati in Italia nel 2015 ben 24 milioni hanno fatto turismo per ammirare beni architettonici, archeologici e artistici. Questo è un turismo che si pratica tutto l'anno e che non ha limiti di età ne' di stagione. 

Nell'Art. 6 leggiamo: "La Regione promuove l'offerta turistica regionale e l'immagine unitaria della Sardegna e concorre a valorizzare tematismi che favoriscono l'offerta integrata del patrimonio umano, ambientale, culturale e produttivo del territorio".

Parole poco chiare ma "nel concorrere a valorizzare ... tematismi ... che contribuiscono all'offerta del patrimonio umano, culturale e produttivo del territorio", nasce spontaneo il sospetto della concreta volontà di attuazione della legge perché pur essendovi contenuto tutto,fumosamente non è indicato nulla.

La Regione si fa carico di promuovere l'immagine della Sardegna; fino ad oggi son bastate un po' di foto di mare, di rocce e di ombrelloni per promuovere turismo estivo ma adesso la promozione cambia di contenuti, cambia di qualità e il tipo d'utenza.

Iniziamo a parlare di patrimonio archeologico e storico, di cultura e lingua, di componente umana nella situazione di insularità. 

La domanda, doverosamente da porre, visto che oggi l'offerta turistica è globale e quasi in ogni articolo viene ripetuto "la Regione promuove e sostiene", é quale patrimonio archeologico e storico, quale cultura e lingua e componente umana intende proporre al mondo, in termini di specificità?

Sappiamo bene che non siamo un popolo di dominazione punica, ne’ di pelliti ne’ di nuragici - i giganti di Mont'e' Prama lo attestano – ne’ di un oscuro periodo romano, e neppure di un tenebroso medioevo - i Regni giudicali e la Carta de logu sono fari della civiltà europea – ne’ di un periodo spagnolo nel quale il Regno di Sardegna era Europa per uomini e presenza.

E in tutto questo scenario storico brilla la componente umana nella situazione di insularità.

Uomini d'arme, poeti e filosofi, artisti e letterati, rivoluzionari e uomini politici tutti hanno contribuito al nome della Sardegna.

E dunque, quale immagine si vuole proporre della Sardegna al mondo e quale contenuto si vuole proporre al turista avido di storia e di diversità?

Quale immagine la Regione attraverso guide e scritti si appresta a diffondere?

Perciò credo che sia obbligoriscrivere tutta la storia e raccontare ciò che siamo, ciò che come popolo rappresentiamo, e la reale consistenza culturale del nostro patrimonio identitario.

È obbligo parlare e illustrare la nostra identità - identità e unicità di popolo - parlare di identità e di popolo sardo, di identità distinta da tutti i popoli mediterranei, raccontare e illustrare, insomma, ciò che la Sardegna è realmente.

Oppure, dato che siamo in mano ad una Regione che promuove l'offerta turistica regionale e l'immagine unitaria della Sardegna, e concorre a valorizzare tematismi che favoriscono l'offerta integrata del patrimonio umano, ambientale, culturale e produttivo del territorio, di tutto questo non sarà fatto nulla, dimostrando soltanto che tutta questa legge è un bluff politico di una maggioranza negatrice di ogni economia?

O comproveranno forse, nella migliore delle ipotesi, che non vi è nessuna volontà di un turismo invernale se non quello di qualche pista ciclabile montana e di una passeggiata in un magnifico contesto ambientale senza storia e senza popolo?

Non dimenticherò mai che soltanto poco tempo fa esponenti del partito di maggioranza, chiedevano l'eliminazione dei quattro mori perché le teste erano recise e avrebbero potuto offendere quei disgraziati oggetto di commercio di carne umana che le tristi vicende che conosciamo oggi ci dicono che sono trasferiti soltanto per motivi di lucro di ben identificati centri di affari, e non certamente per motivi umanitari.

Noi però , per questa impostura, avremo dovuto rinunciare ad un simbolo che ci rappresenta da mezzo millennio.

Questo dimostra, fra tante altre cose, che per certe persone i nostri valori identitari valgono davvero poco, come infatti dimostra l'Art.6 della legge che richiama non meglio precisati valori comuni significativi di un popolo, che sarebbero preferiti dai potenziali turisti di gran lunga al sole e al mare, e per questo motivo da porre alla base di un’offerta turistica che prescinde dalle stagioni.

Fatta questa premessa, non sarebbe allora il caso di domandarsi seriamente se i proprio quei partiti che fino ad oggi hanno frenato la conoscenza e la valorizzazione di quei valori si sono finalmente convertiti sulla "via di Damasco"?

Oppure, più verosimilmente, stanno tentando di propinarci l’ennesimo grande imbroglio?

Antonio Delitala - Ex Segretario Nazionale del PSd’Az

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