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Evidentemente a qualcuno bruciare in maniera illegale e produrre residui altamente tossici piace e conviene

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Riceviamo e pubblichiamo a nome delle tre sezioni sardiste di Sassari Bussalai, Sotgiu, Sechi, una sintesi di quanto emerso dalla discussione in assemblea dei direttivi riunitisi lo scorso sabato 27 maggio a seguito delle dichiarazioni di Eni sul rilancio della "fase 3" della cosiddetta chimica verde.

L’assemblea delle tre sezioni sardiste di Sassari, “Marianna Bussalai” -  “Bartolomeo Sotgiu” - Maria Teresa Sechi , in merito al recente rilancio con la c.d. “fase 3” , da parte dell’amministratore delegato dell’Eni, Descalzi - riafferma la propria convinta contrarietà al progetto.

I sardisti non credono e non hanno mai creduto, sin dal primo vagito di Matrìca, che l’idea della “chimica verde” fosse funzionale allo sviluppo del Nord Sardegna e della stessa Porto Torres.

Matrìca, nata per portare avanti i “piani” della Chimica verde, doveva diventare un polo di rilevanza internazionale nella produzione di materie plastiche di origini vegetali e viaggiare di pari passo con le bonifiche. Il progetto, definito rivoluzionario dai proponenti, prometteva la rinascita di un territorio in ginocchio, simbolo della brutalità causata da un ingannevole sviluppo che ha procurato malattie, morte e povertà sociale; venne accolto dai rappresentanti istituzionali con un accordo di programma tra Regione Enti locali e Governo. Era l’anno 2011.

L’ idea cancerogena e fallimentare, prevedeva 1200 milioni di euro all’Eni per produrre 200 posti di lavoro e qualche migliaio di cancri, 60 milioni di euro dati dalla Regione per incentivare la ricerca sul cardo, altri 17 milioni dati dall’ UE – Tutto ciò forse é servito all’ENI per continuare ad evitare le bonifiche. Quando La chimica verde sembrava prendere corpo; Enipower  annunciava che non avrebbe più costruito la centrale a biomasse  da 40 megawat per sostituire il vecchio impianto marciante a olio combustibile, come previsto. Inizia così il disimpegno dell’Eni che non rinuncia però ad impegnarsi  nel ricercare strategie spudoratamente ingannevoli.

Oggi infatti rilancia e promette la “trasformazione” dei vecchi impianti. Una promessa equivalente all’ennesima trappola cui i sardisti non danno credito . Una promessa fortemente incoraggiata da politici locali di spicco i quali, dimenticano la vera vocazione di Matrìca, molto ben studiata, dimostrata e divulgata dal dottor Vincenzo Migaleddu ; cioè quella di realizzare un inceneritore per rifiuti  tossici speciali nocivi, che di verde non aveva e non avrà proprio niente.

Per decenni i colossi della chimica, della petrolchimica e dell’alluminio hanno prodotto in vaste aree della Sardegna scarichi abusivi, accumuli di materiale altamente nocivo, falde acquifere avvelenate, aria irrespirabile e malsana. Nemmeno l’attualità ci risparmia storie di eco reati che hanno tutti in comune l’incalcolabile effetto dannoso per l’uomo, il territorio e l’ambiente.

Le Bonifiche sono quelle che purtroppo nessuno ha fatto mai fino in fondo e quindi la terra, le falde, il mare, tutto resta inquinato a Porto Torres come nel Sulcis e in zone sempre più estese della nostra isola. Le grandi lobby dell’energia e della trasformazione dei prodotti  chimici e petroliferi possono continuare a fare utili senza affrontare il capitolo dei costi del risanamento. Serve una politica capace di proporre alternative per scongiurare che altre porzioni di  territorio vengano sottratte a idee nuove ed  affini alla storia e alle caratteristiche dell’ambiente naturale dell’isola.

Non si capisce come possa essere funzionale allo sviluppo economico della Sardegna un modello deflagrante per l’ambiente e rovinoso per la salute di chi lo abita. Nessuno risponde, se non riferendosi alle buste paga che questo colosso sarebbe in grado di erogare. La solita storia, il solito ricatto, i soliti miraggi per  rabbonire i poveri Sardi. Film già visti . Restano gli euro “pochi maledetti e subito” . Euro volatili che si bruciano in poco tempo, lasciando dietro solo cenere altamente inquinante sia per l’ambiente che per lo sviluppo.

Ma evidentemente a qualcuno - che ritiene irrilevante contravvenire  la legge italiana ed europea che prevede di applicare i principi di precauzione per il miglioramento della qualità dell’aria nei SIN - bruciare in maniera illegale e produrre residui altamente tossici, piace e tutto sommato conviene. 

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